Ciacci Piccolomini d’Aragona

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Il nome stesso richiama alla mente una delle famiglia più influenti della nobiltà di Toscana, e le origini stesse dell’azienda sono aristocratiche: la tenuta, che oggi è disposta su un’area di 220 ettari, di cui 55,5 a vigneto e 40 di oliveti, ed il palazzo, dove ancora oggi sono custodite le vecchie annate, che risalgono al XVII secolo, erano del Vescovo montalcinese e Abate dell’Abbazia di S. Antimo, Fabivs de’ Vecchis, ma dopo la sua scomparsa la proprietà, nel 1868, passa nelle mani della contessa Eva Bernini Cerretani, che alla fine del 1877 vende a sua volta l’intero patrimonio ai Ciacci, famiglia di Castelnuovo dell’Abate. Nella prima metà del Novecento, Elda Ciacci sposa il conte Alberto Piccolomini d’Aragona, discendente della stirpe di Enea Silvio Piccolomini noto come Papa Pio II, e quello che fino a quel momento era conosciuto come Palazzo del Vescovo diventa Palazzo Ciacci Piccolomini d’Aragona. Nel 1985 il casato si estingue, e la proprietà è lasciata in eredità a Giuseppe Bianchini, fattore della tenuta ormai da molti anni, che imprime la svolta necessaria all’azienda. Crescono così sia la qualità che la produzione, le bottiglie di Brunello di Ciacci Piccolomini d’Aragona iniziano a viaggiare per il mondo, l’azienda si dota di una nuova struttura, Cantina Molinello, completamente interrata, dove si trasferiscono, alla fine degli anni  Novanta, tutti i processi produttivi e amministrativi. Nel 2004, dopo la scomparsa di Giuseppe, a proseguire il suo lavoro ci pensano i figli Paolo e Lucia, che in questi anni hanno fatto di Ciacci Piccolomini d’Aragona una delle griffe del Brunello di Montalcino più conosciute nel mondo.

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