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DOCGDOC IGT

Alla base del sistema delle certificazioni del vino italiana, in quella che possiamo immaginare come una piramide qualitativa, ci sono i vini ad indicazione geografica tipica, ossia gli IGT. Si tratta, essenzialmente, dei vini prodotti in aree generalmente ampie, che comunque seguono dei requisiti specificati dalla legge. Dal 2010, sulla falsa riga di quanto accaduto ai marchi DOCG e la DOC, confluiti nella denominazione DOP, la classificazione IGT è stata ricompresa nella categoria comunitaria IGP (Indicazione Geografica Protetta).

I vini che fanno parte della IGT devono essere prodotti in determinate regioni o aree geografiche, individuate da un disciplinare e riconosciute dalla legge, disciplinare che le aziende sono obbligate a rispettare: così, sull’etichetta, oltre all’indicazione del colore, è consentito segnalare anche il vitigno impiegato (o i vitigni utilizzati) e l’annata di raccolta delle uve. In alcune aree specifiche, il marchio IGT può essere sostituita dalla menzione “Vin de pays” (nei vini francesi e della Valle d’Aosta) o dalla menzione Landwein (vini tedeschi e prodotti in provincia autonoma di Bolzano). Può anche capitare che un vino rientri tra gli IGT per motivazioni di opportunità o commerciali: sono Igt, ad esempio, i Super Tuscan, ma il discorso vale per tutti quei vini, prodotti nei territori delle Doc o delle Docg con vitigni o modalità diverse da quelle ammesse dalle denominazioni. I disciplinari, ovviamente, sono meno restrittivi di quelli delle Denominazioni, tanto che, ad esempio, la provenienze delle uve deve essere dal territorio indicato dalla IGT solo per l’85%.

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